H.I.M. – “Dark Light”
Nickelback – “All The Right Reasons”
A differenza di molti gruppi rock che col passare degli anni si sono “ingentiliti” i canadesi Nickelback, pur continuando ad affidarsi fino dal successo di How You Remind Me (brano di punta del secondo album Silver Side Up, 2001) a singoli estremamente melodici, con stoica pervicacia prediligono ancora oggi sonorità granitiche e massicce figlie del grunge di Seattle. Il quartetto di Chad Kroeger non teme il ridicolo e urla ai quattro venti la propria fedeltà ad un genere ormai disconosciuto perfino dai suoi più recenti epigoni (penso agli Staind di Aaron Lewis, da tempo impegnati nella ricerca della ballata perfetta). Difficile esprimere un giudizio sulla sensatezza o meno di una tale operazione nostalgica che, almeno sulla carta, nella migliore delle ipotesi potrebbe al massimo strapparci un sorriso. La sorpresa ci coglie invece a partire dalla batteria posta in apertura del primo brano Follow You Home: vero e proprio ceffone per le nostre povere orecchie ormai disabituate a tanto spreco di decibel. La situazione muta con la terza traccia (Photograph) che i Nickelback hanno scelto come primo singolo: la chitarra acustica getta le basi per un nuovo scenario che, in modo quasi scientifico, riaffiorerà qua e là all’interno delle undici canzoni di All The Right Reasons. La “svolta melodica” è servita? Non proprio, visto che l’anima ruspante e rockettara di Kroeger è genuina e non si limita alle prime due tracce del disco. Le ballate contenute in All The Right Reasons si contano infatti sulle dita di una mano; se la matematica non è un’opinione questo vuol dire che la maggioranza dei brani, nonostante l’indubbia orecchiabilità dell’intero album, è decisamente rock. Una garanzia, a suo modo, per tutti quelli che non si vergognano delle chitarre sparate a tutto volume e dei ritornelli chewing-gum fatti apposta per essere memorizzati al primo ascolto.
Franz Ferdinand – “You Could Have It So Much Better”
The Rakes - “Capture/Release”
Black Rebel Motorcycle Club – “Howl”
The Rolling Stones – “A Bigger Bang”
The Dandy Warhols – “Odditorium or Warlords of Mars”
Paul McCartney – “Chaos And Creation In The Backyard”
Le vecchie glorie escono tutte allo scoperto nello stesso periodo. I (finti) rivali di una volta – i Rolling Stones di A Bigger Bang – sono già in tour per promuovere il nuovo album ed ecco che Macca, reduce da una memorabile performance al Live8 dello scorso luglio, si ripresenta a quattro anni dal precedente Driving Rain con un nuovo lavoro: Chaos And Creation In The Backyard. Ad essere sinceri di “caotico” in questo album c’è ben poco, a parte i molteplici finali della conclusiva Anyway. Nigel Godrich, produttore storico dei Radiohead, pare abbia spronato l’ex beatle a tirare fuori il meglio dal proprio materiale, senza cedere ad alcun tipo di timore riverenziale nei confronti di una leggenda vivente qual è Paul McCartney. Il risultato finale è sicuramente valso il rischio di compromettere quella che si è dimostrata essere, a disco ultimato, una proficua collaborazione. L’attacco contagioso di Fine Line suscita più di un sussulto, ribadendo ciò che per gli estimatori di McCartney è sempre stato chiaro, anche nei momenti meno felici della sua carriera solista: il pop di qualità non ha limiti di età, sia per chi lo compone che per chi ne fruisce. Non ci sono considerazioni particolarmente brillanti da fare su un disco come questo Chaos And Creation In The Backyard; quando ci si trova davanti a tredici canzoni che, pur suonate come ci si aspetterebbe, mantengono una freschezza ed una godibilità invidiabili, c’è davvero poco da dire. Chapeau.
The Dissociatives
The Dissociatives è il nuovo progetto musicale di Daniel Johns, fino a due anni fa leader del trio australiano Silverchair al momento in “stand-by”. Grazie alle dieci tracce contenute nell’omonimo debutto del 2004 The Dissociatives è un lavoro che ha davvero poco da spartire con i primi dischi dei Silverchair. Se infatti gli esordi della precocissima formazione (nel 1995, anno di pubblicazione del primo album Frogstomp, erano poco più che adolescenti) sono stati fortemente influenzati dal grunge di Seattle, va tuttavia reso merito a Johns di avere tentato, raggiunta la maggiore età, di sviluppare un proprio discorso musicale. A partire già dal terzo lavoro (Neon Ballroom, 1999) questi tentativi hanno dato ottimi frutti. Quello che è tuttora l’ultimo disco dei Silverchair, Diorama, nel 2002 ha segnato una svolta decisiva per la carriera di Daniel Johns e dei suoi compagni di avventura. Un sempre più impellente bisogno di allontanarsi dai cliché del rock ha infatti spinto Johns a dare vita, insieme al dj e collaboratore di lunga data Paul Mac, al duo elettronico The Dissociatives. La drum-machine e le scarne note di pianoforte che aprono il primo brano – We’re Much Preferred Customers – appaiono come un palese omaggio ai Radiohead di Kid A o Amnesiac. Nel brano successivo (Somewhere Down The Barrel) ritroviamo, oltre ad alcuni “beats” di sottofondo, l’inconfondibile senso melodico di Johns che abbiamo imparato ad apprezzare fino dagli episodi più felici di Diorama. Il punto di forza di questo disco risiede però nel trittico che, partendo dalla quinta traccia Forever And A Day e passando per la trascinante Thinking In Reverse, si conclude con la beatlesiana Young Man, Old Man. Non tutto l’album è al livello dei brani sopraccitati, ma il risultato complessivo è ben al di sopra della sufficienza.
Oldies but goldies... Ne siamo certi?
Questa è la sconvolgente domanda che mi sono posto qualche minuto fa, dopo aver rivisto su Mtv un talk-show vecchio di 7 anni. Erano davvero "bei vecchi tempi" quelli del Tokusho e di tutti quei baldi giovani - da Andrea Pezzi in giù - che verso la fine degli anni '90 occuparono quasi militarmente i palinsesti di molti canali, convincendoci per una frazione di secondo che il tubo catodico potesse produrre qualcosa di interessante? Andrea Pezzi dove sei finito? Che fine hai fatto? Probabilmente avrai perso i capelli e, come un novello Sansone, anche quell'ironia pungente che segretamente ti invidiavo... Mi sento truffato, ecco! Un brillante manipolo di autori televisivi ha convinto me, e immagino tanti altri, che "se c'era posto in televisione per uno come Pezzi, anch'io nel mio piccolo ce l'avrei fatta". Nessuno mi ha mai spiegato quanto fossero false ed infondate queste mie speranze... Il mondo quelli come Pezzi li esalta, li accoppia con un'attrice della famosa Accademia Boncompagni (magari insaporendo il tutto con un bell'abbandono del tetto coniugale a tempi di record da parte dell'attrice di cui sopra) e poi li relega nel cuore della notte... Per "giustiziarli" infine con l'oblio.
Andrea, mi manchi e spero davvero che tu stia bene... E poi, anche se non ci sei più, c'è sempre Fabio Volo...
self-improvement is masturbation