Drown

mercoledì, 27 settembre 2006

Trivium – “The Crusade”

La velocità con cui i Trivium hanno bruciato le tappe, acquisendo nell’arco di soli tre anni lo status di “next big thing” della scena metal, lascia sbalorditi. Il 2005 li ha visti protagonisti assoluti con il secondo disco Ascendancy, eletto dall’autorevole rivista Kerrang miglior album dell’anno. Ai primi di ottobre il quartetto formatosi in Florida darà alle stampe l’attesissimo The Crusade destinato a confermare tutto quello che di positivo è stato scritto e detto sul loro conto. Le composizioni dei Trivium colpiscono per maturità e freschezza, nonostante il principale genere di riferimento sia il thrash metal di band della “vecchia scuola” quali Metallica e Megadeth. Il ricorso a parti cantate in growl ha alimentato l’erronea convinzione che i Trivium fossero una band metalcore, costringendo il cantante e chitarrista Matt Heafy ad abbandonare definitivamente questa pratica. I tredici brani di The Crusade picchiano duro senza tuttavia rinunciare a ritornelli orecchiabili, come nelle iniziali Ignition e Detonation che ben descrivono il genuino amore per il metal di questi giovanissimi musicisti. Il singolo Anthem (We Are The Fire) non rende giustizia alle altre canzoni di The Crusade che si attestano, per la maggior parte, su livelli qualitativi assai più alti. La debordante passione che contraddistingue l’inarrestabile marcia dei Trivium, abbinata ad una gavetta di tutto rispetto (oltre 350 concerti in due anni), ha le carte in regola per convincere anche i più scettici ed intransigenti metallari; e se anche così non fosse poco importa, poiché i quattro americani hanno ambizione e carattere da vendere. Nei prossimi mesi i Trivium apriranno i concerti europei degli Iron Maiden e agli inizi del 2007 si esibiranno da soli in tutto il mondo. Consiglio ovviamente di tenere sott’occhio questa band giovane e solida, destinata a fare cose ancora più grandi negli anni a venire.


scritto da: drown alle ore settembre 27, 2006 22:12 | link | commenti
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Beck – “The Information”

Beck Hansen è uno spirito inquieto. A due anni dall’ultimo lavoro in studio Guero, e a meno di un anno dal suo gemello “rimaneggiato” Guerolito, il cantautore californiano cresciuto ascoltando Bob Dylan e Public Enemy si rifà vivo con quindici nuove canzoni. The Information ha come produttore Nigel Godrich, nume tutelare dei Radiohead e già al lavoro con Beck per gli album Mutations e Sea Change. Le prime tre canzoni di The InformationElevator Music, Think I’m In Love e Cellphone’s Dead – sembrano dirottare l’intero album verso lidi già battuti dal precedente Guero. Si tratta tuttavia di un abile diversivo che rende ancora più spiazzanti le successive tracce: Strange Apparition è una perfetta canzone pop, Soldier Jane vanta atmosfere rarefatte assai suggestive e il blues acre di Nausea è semplicemente irresistibile. A metà di The Information si staglia Darkstar che, grazie ad un ritmo dilatato e alla voce suadente di Beck, fa da ideale cerniera tra la prima e la seconda parte del disco. Il penultimo brano Movie Theme è l’altro guizzo di The Information: un brano minimale capace di evocare i migliori Air. La conclusiva suite elettro-psichedelica The Horrible Fanfare, Landslide, Exoskeleton nei suoi oltre dieci minuti di durata si configura invece come un vuoto esercizio di stile. Accantonato questo perdonabile passo falso quel che resta è un ottimo lavoro, sintesi più che soddisfacente del genio musicale di Beck.


scritto da: drown alle ore settembre 27, 2006 22:11 | link | commenti
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giovedì, 14 settembre 2006

Evanescence – “The Open Door”

 

Il quartetto metal di Little Rock etichettato agli esordi come gruppo “cristiano” calca nuovamente le scene, tre anni dopo il clamoroso debutto Fallen (oltre sei milioni di copie vendute soltanto negli USA), con una formazione rinnovata e tredici canzoni perfettamente aderenti alle aspettative dei fans. La suadente voce di Amy Lee, grazie anche all’esperienza del nuovo chitarrista e co-autore Terry Balsamo, ci conduce attraverso gli impervi sentieri del metal da alta classifica con l’autorevolezza di chi ne ha viste parecchie in questi ultimi anni. La dipartita quasi immediata dopo il grande successo del suo alter ego musicale Ben Moody (membro fondatore e principale mente creativa della band) ha fortificato Amy: in quest’ottica si comprendono meglio le motivazioni che l’hanno spinta a scegliere come primo singolo Call Me When You’re Sober, disamina impietosa dei problemi di alcolismo del suo ex ragazzo Shaun Morgan. Il tema portante dell’album sembra infatti essere la ritrovata fiducia in se stessi, e di questo non possiamo che essere felici per Amy e i suoi nuovi compagni di avventura. Da un punto di vista strettamente musicale, c’è però poco altro di cui rallegrarsi. Brani come Lacrymosa o Your Star – con i cori classicheggianti che fanno tanto Casper – si distinguono dal resto, ma in modo negativo. Le altre canzoni, esclusa la prevedibile ballata finale Good Enough, cercano di riproporre inutilmente la formula che ha reso Bring Me To Life l’inarrestabile traino del precedente album. Un prodotto patinato come The Open Door difficilmente finirà nei lettori di un metallaro ma, proseguendo di questo passo, Amy & Co rischiano di trasformarsi in una meteora del firmamento rock a stelle e strisce.  


scritto da: drown alle ore settembre 14, 2006 09:01 | link | commenti
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Audioslave – “Revelations”

 

La pubblicazione ravvicinata di due dischi offre poche chiavi di lettura: un momento di crisi da superare al più presto, oppure un’incontenibile vena creativa da fissare quanto prima su disco. Nel caso degli Audioslave propenderei per la seconda ipotesi, indipendentemente dai mediocri risultati ottenuti. Revelations sarà anche più funky e meno monocorde del precedente Out Of Exile e tuttavia, dispiace dirlo, l’ugola di Cornell e la chitarra di Tom Morello non graffiano più. Va detto inoltre che alla nostalgia per il glorioso passato dei nostri sta subentrando nei fans una montante antipatia; l’amato quartetto sembra divertirsi un mondo a fare musica sempre più insipida. Non passa infatti giorno che un membro del supergruppo sorto dalle ceneri di Soundgarden e Rage Against The Machine dichiari entusiasta alla stampa quanto sia bello e stimolante fare musica con gli Audioslave. Risulta difficile non sentirsi presi in giro quando, nell’arco di pochissimi anni, vengono dati alle stampe tre dischi nell’insieme appena sotto la sufficienza. Il singolo Original Fire ha un discreto groove ma se è tutta qui la tanto sbandierata svolta funk degli Audioslave c’è davvero poco di nuovo; chi avesse dubbi in proposito riascolti Renegades (2000) dei Rage Against The Machine. Wide Awake, ispirata ai tragici fatti di New Orleans, è la prima canzone politica dei nostri… Peccato che arrivi troppo tardi per risollevare le sorti di un album ancora una volta sprecato.


scritto da: drown alle ore settembre 14, 2006 09:00 | link | commenti
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