Drown

lunedì, 27 novembre 2006

Artisti Vari – "Eminem Presents The Re-Up"

Per quanto il titolo dell’ultima fatica di Eminem sembri alludere ad una sorta di ritorno sulle scene, non siamo tuttavia di fronte al nuovo album del rapper bianco che abbiamo imparato ad amare/odiare. La raccolta di singoli pubblicata lo scorso anno da Marshall Bruce Mathers III (Curtain Calls: The Hits) era parsa a molti la fine di un’era, iniziata nel lontano 1999 con The Slim Shady LP. Le voci che volevano il nostro intenzionato ad appendere il microfono al chiodo per dedicarsi alla produzione di nuovi talenti, magari prima di finire ucciso in qualche faida tra rappers, si erano fatte quasi assordanti già in occasione dell’ultimo album ufficiale Encore. Ancora una volta la realtà è invece ben diversa: The Re-Up è infatti la versione estesa e rifinita di un nastro non ufficiale ("street mixtape", questo il termine tecnico) originariamente registrato per promuovere nuovi artisti della Shady Records. Il nome di Eminem, nonostante i validi esordienti di cui si contorna e la presenza di comprimari di lusso quali il pupillo 50 Cent e alcuni elementi della posse D12, resta comunque l’unico vero motivo d’interesse per un ascoltatore non esclusivamente dedito all’hip-hop. In questo album "collettivo", a differenza del passato, Eminem affida al suo mentore e padrino Dr Dre la produzione di un solo brano; l’impressione è che The Re-Up sia più che altro un "warm-up", cioè un giro di prova. Una prova per non si sa bene cosa; trattandosi di Eminem, siamo tuttavia certi che non passerà troppo tempo prima che l’instancabile rapper di Detroit riveli le sue nuove carte.


scritto da: drown alle ore novembre 27, 2006 09:26 | link | commenti
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Incubus – "Light Grenades"

Tre anni dopo il controverso A Crow Left Of The Murder, ennesimo disco politicamente ostile all’amministrazione Bush uscito in questi ultimi anni, i californiani Incubus rinunciano agli improbabili panni di rivoluzionari per dare alle stampe il loro sesto album ufficiale Light Grenades. Un video relegato da Mtv nella programmazione notturna (mi riferisco a quello di Floria Sigismondi per Megalomaniac, con protagonista un dittatore bramoso di giacimenti petroliferi e inutili guerre) non è infatti sufficiente per fare degli Incubus i nuovi Clash. Ciononostante la sensibilità politica di Brandon Boyd, fascinoso cantante del quintetto statunitense, sembra genuina e anche maggiormente ispirata in questo ultimo lavoro. Le tredici tracce di Light Grenades non tradiscono le aspettative e ci regalano un disco eterogeneo, non dispersivo come il precedente: si parte con il breve e suggestivo incipit quasi trip-hop di Quicksand e, dopo aver rassicurato i fan della prima ora con l’energica ma tutto sommato prevedibile A Kiss To Send Us Off, si entra nel vivo dell’album. La terza traccia Dig, insieme ad altri episodi di Light Grenades quali Love Hurts e Oil And Water, rappresenta per gli Incubus una valida alternativa ai loro brani più frenetici e funky ma anche alle tipiche ballate che i gruppi rock di tanto in tanto amano concedersi. Il primo singolo estratto Anna Molly, salvo un ritornello orecchiabile ma di certo non irresistibile, sembra invece poco più di un mero riempitivo. Tuttavia il gruppo capitanato da Boyd, a undici anni dal primo album Fungus Amongus, mostra con Light Grenades di avere intrapreso la giusta strada per non ripetersi pedissequamente. Gliene siamo grati.


scritto da: drown alle ore novembre 27, 2006 09:25 | link | commenti
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sabato, 18 novembre 2006

Klakson Night & Dutch Grooves – Live @ Brancaleone 10.11.2006

Il dieci novembre scorso, nell’ambito della rassegna di musica elettronica e arti visive Sensoralia, sul palco del Brancaleone si sono avvicendati alcuni tra i più brillanti esponenti della scena dance olandese. Le performance di Steffi e Dexter (in rappresentanza della Klakson Records, rinomata etichetta elettro-techno), Straalpaat Soundsystem, Eliane Roost e le sorprendenti invenzioni di Bas Van Koolwijik col suo progetto "Yokomono" hanno messo in luce una grande vitalità, non soltanto artistica. Vinili trasparenti, furgoni giocattolo usati come puntine, trasmettitori FM: agli olandesi non manca proprio la voglia di giocare! Il dj-set di Steffi e Dexter, quest’ultimo fondatore della Klakson Records, ha fatto ballare il Brancaleone su basi secche come scudisciate e allo stesso tempo potenti come vere e proprie deflagrazioni sonore. Le provocazioni rumoriste di Straalpaat Soundsystem, abbinate all’efficace lavoro visuale portato avanti dalla regia video dal vivo di Van Koolwijik, hanno colto nel segno scuotendo il pubblico romano. I Paesi Bassi si riconfermano, anche nell’ambito del Romaeuropa Festival 2006, come una delle nazioni guida della sperimentazione artistica, sia per quanto riguarda le arti visive che per quelle sonore.


scritto da: drown alle ore novembre 18, 2006 15:23 | link | commenti
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lunedì, 13 novembre 2006

Oldies but goldies...

Blur – "Blur"

Il quinto ed omonimo lavoro dei Blur, pubblicato nel febbraio del 1997, rappresenta indubbiamente un punto di svolta nella carriera della celebre band inglese. Soltanto pochi mesi prima il quartetto originario di Colchester, uscito assai malconcio dallo "scontro" con i rivali Oasis, aveva corso il rischio di sciogliersi per via dei gravi litigi tra il cantante Damon Albarn e il chitarrista Graham Coxon. La reazione dei quattro fu Blur, a partire dal titolo azzeramento radicale di quanto realizzato fino ad allora; tolto di mezzo l’orgoglio nazionalista che aveva caratterizzato album quali Modern Life Is Rubbish (in principio doveva intitolarsi Blur Vs. America), per dare piuttosto spazio a pesanti influenze americane. Nelle sonorità ruvide e intimiste che innervano le quattordici tracce di Blur si sente l’onda lunga del cosiddetto movimento indie statunitense (Sonic Youth e Pavement, per citare solo i più celebri), da sempre caro a Graham Coxon. Nonostante il tributo all’accoppiata Bowie/Eno (M.O.R. cita Boys Keep Swinging di David Bowie), il primo brano cantato da Coxon (You’re So Great) e le citazioni dotte (Strange News From Another Star è anche il titolo di una raccolta di Herman Hesse), sarà tuttavia la ruffiana Song 2, brano a metà strada tra l’orecchiabilità del pop inglese e la furia del grunge americano, a segnare indelebilmente le sorti di Blur. Song 2 regala infatti ai quattro il grande successo americano, proprio mentre gli eterni rivali Oasis stanno attraversando un momento di crisi. La momentanea rivincita costa però moltissimo ai Blur, sia in termini di credibilità che di coerenza. Il disco in questione resta comunque uno dei lavori più ambiziosi del quartetto inglese e probabilmente, col senno di poi, l’ultimo degno di nota.


scritto da: drown alle ore novembre 13, 2006 20:19 | link | commenti
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mercoledì, 08 novembre 2006

Terry Riley, Alter Ego, Matmos, Stefano Scodanibbio – Live @ Auditorium 02.11.2006

Giovedì 2 novembre il californiano Terry Riley, considerato insieme a La Monte Young uno dei fondatori del minimalismo musicale, nell’ambito dell’iniziativa "Santa Cecilia It’s Wonderful" e dell’edizione 2006 del Romaeuropa Festival ha eseguito The slaving wheel of meat conception, rivisitazione cameristica del suo celebre lavoro Keyboard Studies. Ad accompagnarlo in questa nuova avventura sonora, dopo l’esibizione del 28 ottobre scorso insieme ai Pan Sonic, l’ensemble italiano Alter Ego, il contrabbasso di Stefano Scodanibbio e i beats elettronici del duo Matmos, artefici anche di alcuni stranianti video. Nella seconda parte dell’esibizione Riley, con piglio quasi sciamanico, ha ripreso la sua opera più famosa In C del 1964, cullando con un saliscendi emozionante il pubblico accorso presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium romano. L’importanza di Terry Riley, è bene ribadirlo, va assai oltre gli angusti spazi del minimalismo musicale. Volendo limitarci ad un solo esempio, ricordiamo che il suo A Rainbow In Curved Air del 1968 ha ispirato due tra i più grandi successi dei Who: Baba O’Riley (dedicata per l’appunto al compositore americano) e Won’t Get Fooled Again. Una performance come quella offerta da Riley e dai suoi illustri amici può lasciare interdetti, a causa della natura ripetitiva insita nella definizione stessa di minimalismo. Va tuttavia detto che l’impatto con un genere musicale così essenziale e ricco di sfumature, se debitamente preparato, può risultare assai stimolante; soprattutto se viene messo a confronto con gran parte della cosiddetta musica pop odierna, questa sì monocorde e senza nerbo.


scritto da: drown alle ore novembre 08, 2006 22:31 | link | commenti
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