Klaxons – “Myths Of The Near Future”
Bastano le battute iniziali di questo debutto sulla lunga distanza dei Klaxons, terzetto londinese formatosi appena due anni fa, per intuire l’enorme potenziale di quelli che potrebbero diventare i “miti del futuro prossimo venturo”. Con un solo paio di singoli all’attivo i ragazzi sono stati subito additati come padri fondatori del cosiddetto movimento “new-rave”, definizione coniata dal boss della loro prima etichetta discografica. La musica dei Klaxons, efficacissimo mix di elettronica e rock come non si sentiva da anni, non si lascia confinare nelle anguste denominazioni imposte da discografici e mass-media. L’apertura per sintetizzatore e drum-machine di Two Receivers rivela immediatamente di che pasta sono fatti i Klaxons: l’incedere trascinante a volte non è sufficiente, ma in questo caso l’essenzialità e l’asciuttezza del suono colpiscono il bersaglio al primo colpo. Il vorticoso giro di basso sfoggiato nella successiva Atlantis To Interzone si stampa subito nella mente, così come il delirante intermezzo per chitarra e batteria che spezza il ritmo nel solo intento, ammesso che sia possibile, di accelerarlo ancora di più. L’attuale singolo Golden Skans, a differenza dei brani che l’hanno preceduto, dimostra come i Klaxons sappiano già affrontare con giusta confidenza episodi meno convulsi e dalla spiccata orecchiabilità. Il basso sincopato incontrato prima rifà capolino in Gravity’s Rainbow, combinandosi alla perfezione con i cori del ritornello ed una chitarra in pieno stile brit-pop. Altri brani da segnalare sono l’ennesima scossa elettro-rock Magick e il pastiche finale Four Horsemen Of 2012. I riferimenti alla cultura rave dei primi anni novanta, anche musicali (penso alle sirene di Atlantis To Interzone), ci sono tutti, eppure i Klaxons in meno di un’ora si dimostrano autentici fuoriclasse, destreggiandosi tra rock e dance con piglio fermo e deciso.
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